La Caritas Tarvisina e di Vittorio Veneto con i volontari non partecipano ai bandi per l'accoglienza: "Risorse insufficienti"

“Constatato che il sistema di accoglienza diffusa da noi costruito viene messo oggi in crisi, riteniamo non ci siano più le condizioni per poter partecipare agli "affidamenti ponte" proposti dalla prefettura di Treviso o all’eventuale nuovo bando sui servizi di accoglienza. Il capitale umano e professionale maturato in questi anni andrà a favore di nuovi progetti che possano dare un futuro ai migranti, ai nostri operatori e alle nostre comunità”.

Si conclude così un comunicato della Caritas trevigiana: in pratica martedì 30 aprile 2019 scade la proroga della convenzione con la Prefettura rispetto ai servizi di accoglienza dei richiedenti asilo del bando 2018. E quindi si chiuderà anche l’esperienza di accoglienza diffusa portata avanti dalla Caritas Tarvisina e Caritas Vittorio Veneto, dalle cooperative La Esse, Una Casa per l’Uomo, Gea, Alternativa Ambiente, nel territorio della Provincia di Treviso.

"Si tratta di un gruppo di soggetti che - spiegano in una nota - in questi anni ha sempre lavorato nella prospettiva dell’inclusione delle persone, tentando di superare la prospettiva dell’emergenza, perseguita invece come unica possibilità a livello istituzionale. Il capitolato dei nuovi bandi, diretta conseguenza del Decreto Immigrazione e Sicurezza del 5 ottobre 2018, mette fortemente in discussione la dignità delle persone perché non consente più di lavorare con loro. Non vengono più riconosciute come azioni possibili e da sostenere economicamente: l’insegnamento della lingua italiana, per noi primo e fondamentale passo verso l’integrazione, la valorizzazione delle competenze delle persone, il supporto nell’inserimento lavorativo”.

Ma soprattutto i volontari dicono che non vengono stanziate risorse sufficienti per svolgere un adeguato supporto normativo nell’iter legale di riconoscimento dello status e la presa in carico delle situazioni di fragilità psicologica o sanitaria. Si tratta attualmente di circa 150 persone incluse nei progetti, alcune delle quali rischiano di interrompere il percorso di inclusione avviato nelle comunità.

"Tanti di loro hanno investito molto in termini di impegno e di energie. Hanno vissuto in appartamenti o in piccole strutture nel territorio, accompagnati nella gestione della propria quotidianità, ma anche nell’affrontare questa fase di profondo cambiamento delle loro vite. Il progetto di accoglienza diffusa infatti ha sempre mantenuto un’attenzione particolare sul benessere dei cittadini del territorio e del loro contesto di vita". 

Alla nota della Caritas Tarvisina, che ha comunicato la decisione, anche la Caritas di Vittorio Veneto ha confermato: "Ecco perché con amarezza dobbiamo comunicare che è incerto il futuro per 60 richiedenti asilo accolti da noi, in tante piccole realtà nel territorio della Diocesi, e per sei persone che Caritas ha assunto per dedicarsi a loro".

(Fonte e foto: Caritas tarvisina e di Vittorio Veneto).
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