La tradizione di San Pietro di Barbozza: le uve migliori alla parrocchia per fare il "Vin Santo del prete"

Di un particolare vino dolce dal nome "Vin Santo del prete" di San Pietro di Barbozza, frazione di Valdobbiadene, non si trovano tante informazioni ma, in questi giorni, tra gli addetti ai lavori stanno girando alcune splendide foto che raccontano la bellezza di una tradizione che non vuole essere cancellata.

Prodotto in modo artigianale a San Pietro di Barbozza, nelle splendide colline del Prosecco Superiore, questo "Vin Santo del prete" ha una storia che viene custodita gelosamente dai parrocchiani che, a meno che non glielo si chieda direttamente, non amano diffondere i racconti ad esso legati. Le foto, però, parlano chiaro: l'uva migliore veniva portata al parroco dai viticoltori della zona che amavano omaggiare il prelato con i frutti più significativi del loro lavoro.

Sono storie di umiltà, attaccamento alle tradizioni religiose delle piccole comunità e di grande riconoscenza per i doni del Signore. Secondo una credenza contadina, i rintocchi delle campane possono spazzar via le nuvole troppo minacciose e risparmiare i campi dalla grandine. A San Pietro di Barbozza, per poter pagare un campanaro che svolgesse questo servizio, i parrocchiani decisero di raccogliere i fondi necessari attraverso una questua dell'uva.

Ancora oggi, ad ogni vendemmia, tutti i viticoltori locali consegnano una cassetta delle migliori uve del proprio vigneto alla parrocchia. I grappoli vengono appesi ad essiccare nella sala di appassimento allestita, si racconta, sulla soffitta della canonica, in ambiente buio e ben arieggiato. Prima della Pasqua, l'uva viene pigiata e si ottiene la base per il Vin Santo.

In seguito, il mosto viene messo a fermentare e successivamente ad affinare in piccole botti di legno per un tempo minimo di un anno. Il vino ottenuto è un vino dolce, con un grado alcolico che si aggira attorno al 15%. Il sapore? Si percepiscono forti sentori di nocciola e albicocca secca insieme ad una sorprendente acidità e freschezza tipiche delle uve del Prosecco.

Una volta imbottigliato, il "Vin Santo del prete" può essere bevuto subito oppure lasciato in bottiglia anche per molti anni. Lo si tira fuori soprattutto per le grandi occasioni che, nella patria del Prosecco Superiore, non mancano mai.


Valdobbiadene uva del prete
(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).

(Foto: Parrocchia di San Pietro di Barbozza).
#Qdpnews.it

0
0
0
s2smodern

// Storie di Sport