La nuova "Via della Seta", Italia e Cina mai così vicine: intervista al noto sinologo trevigiano Adriano Màdaro

Ne parlano tutti i media stranieri e italiani da settimane e la notizia ha messo in fibrillazione il mondo della politica italiana che si ritrova tutti i riflettori internazionali puntati addosso per le possibili conseguenze della sottoscrizione di un memorandum economico, che toccherà vari settori di rilevanza strategica, fra il governo di Pechino e quello di Roma.

Il motivo della storica visita in Italia del presidente della Repubblica cinese Xi Jinping, che arriverà a Roma nella giornata di oggi, giovedì 21 marzo 2019, è proprio quello di creare un enorme mercato comune euroasiatico grazie ad un progetto, denominato "Via della Seta", che vedrà l'Italia quale primo Paese aderente e come possibile capofila di una vera e propria rivoluzione nell'approccio dell'Occidente verso l'indiscusso colosso economico cinese.

Ad aiutarci a capire i rischi e i possibili vantaggi di questa apertura italiana verso il "Celeste Impero" è stato Adriano Màdaro, noto sinologo trevigiano di fama mondiale. Giornalista e scrittore, vanta 210 viaggi in Cina ed è l'unico membro non cinese del Consiglio direttivo permanente dell'Accademia Cinese di Cultura Internazionale. Nel 1988 è stato il primo giornalista occidentale a viaggiare nella Corea del Nord fino al 38° parallelo. Nel 1990 ha assistito alle prime elezioni democratiche della Mongolia a Ulan Bator.

Entrare nello studio di Adriano Màdaro equivale a compiere un viaggio a ritroso nella storia delle relazioni diplomatiche fra Italia e Cina, tra foto d'epoca di una Cina completamente diversa da com'è oggi, preziosi libri che dimostrano la gratitudine del popolo cinese verso questo grande studioso italiano della cultura cinese, e splendidi manufatti orientali. Proprio nel 2020, l'Italia e la Cina festeggeranno 50 anni di rapporti diplomatici che hanno trovato la loro genesi in quella naturale simpatia reciproca legata da un'amicizia storica che vanta oltre 8 secoli di rapporti.

"Non conosco in dettaglio il memorandum - ha spiegato Adriano Màdaro - che riguarda alcuni aspetti relativi ad una collaborazione economica e commerciale con la Cina. La questione è molto delicata per le storiche alleanze che l'Italia deve rispettare e che non le permettono di agire in completa autonomia in alcuni settori. Dobbiamo rispettare i nostri impegni con l'Europa e con gli Stati Uniti. Il progetto della "Via della Seta" parla di reciproci impegni e di grandi investimenti in network e infrastrutture fra Cina e Europa. Va detto che nessun Paese vanta un'amicizia così lunga e feconda come quella che l'Italia è riuscita a costruire con la Cina. Ritengo positivo che la Cina, interessata ad ulteriori aperture, abbia affrettato questo nuovo capitolo di collaborazione con l'Occidente. Sappiamo che il colosso cinese si propone come il primo competitor nei confronti degli Stati Uniti, nostri storici alleati. La Cina, a mio avviso, si è fatta avanti per evitare che la crisi del capitalismo, ampiamente prevista da Mao, possa coinvolgerla irrimediabilmente: si tratta di una forma di difesa e non di attacco. I cinesi ci vedono ancora superiori nelle tecnologie, soprattutto i nordamericani, e per alcuni aspetti della società anche se in Cina prevale l'interesse della nazione a discapito del singolo, considerato portatore di egoismi".

"La Cina è il più grande mercato al mondo - prosegue il famoso sinologo trevigiano - e non possiamo permetterci di trascurare un partner commerciale di queste dimensioni, altrimenti siamo spacciati. Il governo italiano, per trovare i finanziamenti necessari a portare avanti tutti i suoi progetti, come la Tav, il reddito di cittadinanza e altri mezzi di sostegno all'economia, è alla ricerca di finanziamenti strutturali. Gli Stati Uniti, almeno per ora, non intendono aiutarci e praticano la politica della porta chiusa mentre la Cina si è fatta avanti. Il nostro governo, che si trova in grande affanno, improvvisamente ha scoperto la Cina ed è disposto a valutare l'offerta cinese. I cinesi vedono con simpatia l'Italia perché abbiamo una storica amicizia che si fonda su relazioni di pace. L'Italia, a differenza di altri popoli, ha portato la scienza e la cultura in Cina. I cinesi ci riconoscono come un popolo figlio di una grande civiltà e hanno una sincera ammirazione per noi, per il nostro primato nell'arte, nella cultura, nel cibo e nella moda. Siamo l'Occidente "buono" che loro sognano e che non ha mai fatto del male alla Cina".

"In ogni caso - conclude Adriano Màdaro - dobbiamo essere leali con l'Unione Europea e con gli Stati Uniti e dobbiamo dire veramente cosa intendiamo fare con la Cina. Gli equilibri geopolitici non possono essere presi alla leggera e potremmo essere i capofila di un nuovo approccio dell'Occidente verso questa nazione asiatica così importante. L'interesse della Cina è di esportare i propri prodotti attraverso la "Via della Seta". Sicuramente i porti di Genova e di Trieste saranno presi in considerazione ma poi serviranno nuove infrastrutture, altroché la Tav. Si tratta di un'operazione pensata per agevolare il trasporto dei prodotti cinesi in Europa. La Cina pensa ad un percorso di sola andata ma, se i nostri governanti saranno abili e lungimiranti, potrà esserci anche un percorso di ritorno, soprattutto per la nostra abilità nella creatività e per le nostre tecnologie. Fino al 1839, prima guerra dell'oppio, la Cina era il Paese più ricco e importante del mondo. Ora, dopo secoli di sacrifici, si sta rifacendo e noi non possiamo restare a guardare".

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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