Tarzo, un’immersione nella pace e nel silenzio del giardino-museo della Serenità e del Bonsai

Anche soltanto trovare quest’oasi di silenzio, in centro a Tarzo, non è per nulla scontato: percorrendo la strada principale è necessario fermarsi oppure andare molto piano per riuscire a scorgere tra due strette pareti un’insegna dalle sembianze vintage che riporta la frase “Giardino della Serenità e del Bonsai”.

Seguendo la freccia che indica di salire le scale, fino a una porta in lamiera, si raggiunge un vero e proprio spazio fuori dal tempo e dalla frenesia della piazza del paese, dove si percepisce soltanto il ronzio lontano delle automobili sulla strada principale e le risate dei bambini nel campetto sottostante.

Tutto il resto è un respiro vegetale, dovuto alla presenza di centinaia e centinaia di opere d’arte, vecchie o giovani, massicce o piccolissime, intrecci di legno e rame, uniti al tintinnio di qualche scacciapensieri appeso alla parete, antico ricordo di avventure in Asia.

Ad accogliere il Quotidiano del Piave c’è Haina, una signora di origine filippine e poco oltre la soglia della porta suo marito, il maestro Armando Dal Col, che subito ci accompagna attraverso spettacolari corridoi colorati, alla scoperta di un mondo fatto di pazienza e minuziosa attenzione, che distinguono un vero bonsai da una qualunque pianta in vaso.

La collezione di bonsai che il maestro cura ogni giorno a partire dal 1958, ha un valore inestimabile e rappresenta un indiscusso primato in Veneto ma non solo: avendo vinto diversi premi nazionali e soprattutto internazionali, Armando Dal Col è indiscutibilmente il guru occidentale di un mondo che non ha radici tarzesi, né venete, né italiane.


Quando chiediamo l’origine di questa passione il maestro ce la racconta con un aneddoto squisito: Armando ha dodici anni, vive a Longarone e ogni estate va a trovare il nonno a Tarzo.

Attorno alla casa il nonno ha piantato una vasta serie di latifoglie: un giorno nelle mani del ragazzo viene proiettata l’ombra di un grande albero in miniatura. Ecco la scintilla di una passione che dura da sessant’anni, vissuta dentro e fuori i confini dell’Italia.

La vita di Armando passa anche attraverso il drammatico abbandono di Longarone, casualmente, poco prima del disastro del Vajont: sono periodi di solitudine e di isolamento trascorsi tra Belluno e Tarzo, a portare il giovane Armando ad appassionarsi a un mondo che a quell’epoca non è conosciuto dal mondo occidentale e, fino a poco prima del 1963, nemmeno da lui stesso: "Seppi di un “concorso internazionale di bonsai”", ci racconta, "e per curiosità chiamai la redazione di quella testata che l’aveva nominato, per saperne di più. Risposero che non ne avevano idea e che, secondo loro, si trattava di qualche genere di arte marziale giapponese".

Con gli anni, il mondo del bonsai e l’arte della miniaturizzazione diventano noti anche in Occidente e il maestro Armando, pioniere in questo campo, crea un’associazione per divulgare il suo sapere a nuovi discepoli.

Con alti e bassi, ma un numero di iscritti per nulla ignorabile, l’attività si diffonde anche in Veneto. "Non può essere una professione", ricorda il maestro guardando i suoi giardini. "Con l’arte del bonsai non si mangia. E se così fosse non potrei avere una collezione come questa".

Una vita fatta anche di grandi soddisfazioni: Armando e sua moglie ricordano alla perfezione i nomi (talvolta buffi, come per esempio “Urlo di Munch” o “Zampe di Mulo”) dei loro bonsai.

Sia di quelli più anziani, sia di quelli più giovani: ricordano, inoltre, che l’età non è affatto proporzionale alla grandezza e un enorme faggio ci viene indicato come il figlio di un minuscolo ramoscello, grande come un mignolo.

Tra le tante, ci colpisce la storia di un antichissimo faggio tartassato dai colpi di fucile, curato sul posto per diversi mesi, a fatica estirpato dal terreno e invasato con estrema attenzione dal maestro Armando Dal Col.

Lo stesso faggio che qualche anno dopo è diventato il vincitore della più grande onorificenza in questo settore: il primo premio come miglior bonsai del mondo.

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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