C'era una volta un gruppo di genitori con la passione per il rugby. Comincia così la storia del Vittorio Veneto Rugby Asd, società nata nel 2013 grazie all'impegno di alcuni volontari determinati a promuovere i valori della palla ovale. Un club che al primo posto mette le persone e dalle caratteristiche anomale nel panorama rugbistico regionale, vista la gestione tipicamente famigliare. "Tutto nacque davanti ad una pizza - racconta il presidente Michele Vespini (nella foto sotto con i bimbi del minirugby)  - La precedente società aveva chiuso e ci dispiaceva finisse tutto, i nostri figli giocavano e si divertivano. 'Adesso cosa facciamo?',  ci siamo detti. Così poco dopo abbiamo organizzato una cena rivolta ad affezionati e simpatizzanti e con i soldi raccolti abbiamo fondato la società com'è oggi".

Ma guai a pensare che "famigliare" sia sinonimo di improvvisazione. "Tutti noi, dirigenti, tecnici e accompagnatori abbiamo speso molte energie e competenze professionali per far crescere questa realtà - entra nel merito il presidente - Seguiamo corsi di aggiornamento e seminari organizzati dalla Federazione. Quando le nostre capacità non sono sufficienti ci confrontiamo con le altre società per poter ottenere il meglio. Gli allenatori sono ex giocatori e genitori che provengono da altre discipline, alcuni di loro hanno giocato a rugby con squadre di serie A e anche con la Nazionale. Questa formula ci ha dato ragione, abbiamo raggiunto dei traguardi velocemente sia come numero che come risultati.

Vittorio Veneto Michele Vespini con la squadra del minirugby

Presidente, cos'è per lei il rugby?
Non ci ho mai giocato, sia chiaro. Sono entrato in questo mondo quasi per caso, portando i miei due figli Nicolò e Davide a giocare. Ho iniziato sette anni fa come accompagnatore e un passo alla volta mi sono innamorato di questo ambiente. Non è stato facile, ma ho imparato molto. Ho capito che per dirigere un club bisogna studiare molto e soprattutto dare e ricevere fiducia dai collaboratori. Capire che tutti sono importanti, ma la persona giusta nel ruolo sbagliato può creare danni. Per me il rugby è resilienza. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. Così anche in campo psicologico: la persona resiliente è l’opposto di una facilmente vulnerabile, indica l’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, nonostante le difficoltà. Ecco per me è questo. Sono proprio questi ragazzini, ogni volta che li osservo, ad insegnare al sottoscritto che cos'è la resilienza. La forza del carattere intesa come spinta motivazionale, la voglia di inseguire le proprie passioni nonostante le avversità della vita di ogni giorno. Ecco perché a questi ragazzini avrei ben poco da raccontare. Sono loro, in realtà, ad aver aiutato noi a fare tutto questo. La resilienza, una forza che abbiamo tutti, che spesso non viene utilizzata, ma può essere allenata e può farci superare ogni ostacolo.

Com'è nato il Vittorio Veneto Rugby Asd?
La prima società di rugby a Vittorio Veneto nacque nel 2011, per volontà di alcuni genitori. Fino ad allora, i ragazzi della zona che volevano praticare questo sport dovevano spostarsi in un raggio di 30 chilometri, per raggiungere Conegliano, Belluno o Alpago ad esempio. All'epoca la società contava circa una settantina di persone tra ragazzi ed adulti, ma poi la precedente gestione decise di mollare. Così nel 2013 abbiamo raccolto il testimone e rifondato la società.

Vittorio Veneto rugby asd4

Qualche numero per presentare la vostra realtà?
La società è composta da 7 dirigenti, 18 tecnici, 15 accompagnatori, 115 atleti e 20 atleti amatoriali di rugby al tocco, oltre 170 famiglie che gravitano all’interno della società. Il passa parola positivo ha creato un movimento che ha portato ad avere anche quest’anno molti nuovi tesserati. Siamo diventati competitivi nel mini rugby, ma anche nel settore giovanile con l'Under 14 e l'Under 16 che è la nostra forma più evoluta di rugby, arrivando lo scorso anno a conquistare il Trofeo Montgomery Cup con l'Under 16, numerose coppe e premi individuali nei vari tornei, superando società molto più blasonate di noi. Nella scorsa stagione abbiamo disputato più di cento partite fra minirugby e giovanili e abbiamo giocato alla pari, ricevendo anche complimenti da altre società. L'obiettivo, ovviamente, è quello di arrivare un giorno ad avere anche la nostra Prima squadra, con giocatori provenienti dal vivaio. Ci vorrà ancora qualche anno, almeno cinque penso, ma la strada è segnata.

Dove si allenano i vostri ragazzi?
I campi sono due: l’Impianto di atletica di piazzale Consolini con il nostro campo omologato fino alla serie C, dove si allenano le giovanili dai 14 anni in su, e l'impianto sportivo del Seminario Vescovile a Ceneda, dove si allenano i ragazzi del minirugby, dai 4 ai 12 anni. Abbiamo bisogno di una struttura tutta nostra e in questi ultimi tempi si è aperto qualche spiraglio. Il Comune recentemente ha stanziato 500.000 euro sul piano delle opere pubbliche per il nuovo impianto nell'area esterna del Victoria Sport. Il rugby ci ha insegnato ad essere forti contro le avversità e quindi noi nel frattempo andiamo avanti come sempre abbiamo fatto. Un ringraziamento va fatto al Rettore del Seminario che ha capito il nostro progetto e ci ha sostenuto in questi mesi mettendoci a disposizione l’impianto sportivo del Seminario Vescovile a Ceneda.

Come società siete impegnati anche in numerose attività.
Almeno un paio di volte all'anno organizziamo un evento in città, invitando alcune società del territorio. Il prossimo si terrà proprio questo week-end. Domani, sabato 9 marzo, alle ore 17, è in programma la partita Under 14 tra Boce del '99 Rugby Memory e Rugby Alto Vicentino, mentre domenica, alle 10, scenderanno in campo i bambini del minirugby e a seguire, alle 14.30, i ragazzi dell'Under 16 di Oderzo/Vittorio e Portogruaro Rugby. Inoltre, giovedì 28 marzo, alle ore 18, in collaborazione con il Panathlon Club e Benetton Rugby abbiamo in programma una serata per promuovere questa disciplina sul territorio. Sarà un appuntamento importante al quale parteciperà anche qualche giocatore della Nazionale.

Vittorio Veneto rugby asd

Qual è l'etica della vostra società?
L’obiettivo di questa società non è solo di insegnare il rugby ai ragazzi, ma anche di creare persone in grado di collaborare e sostenersi per uno scopo comune, di rispettare e rispettarsi. Il rugby non è come il calcio, non ci sono il Ronaldo o il Messi di turno che risolvono la partita, qui è la squadra che vince. In questa disciplina, come nella vita, non si vince da soli. Siamo una famiglia e in una famiglia si cresce e si vivono emozioni. Abbiamo gioito, ma abbiamo avuto anche momenti di sconforto. Abbiamo riso e pianto, litigato e fatto pace. I nostri ragazzi ci hanno insegnato anche che la gioia di giocare insieme supera di gran lunga l’orgoglio ed è per questo che non vedono l’ora di ritrovarsi per giocare insieme.

Un bel messaggio, lo sport è anche condivisione.
Se ci sono queste emozioni va bene, vuol dire che c’è interesse per questa società. Ci fa piacere perché aver voluto concretizzare e portare avanti un piccolo sogno di pochi, ora di tanti, ha dato i suoi frutti e questi siamo tutti noi. Gli adulti hanno fatto amicizia e creato anche legami professionali. Non abbiamo fatto solo rugby. Le stagioni sportive sono complicate e richiedono molte energie. E’ un calderone pieno di emozioni che regala soddisfazioni sportive e umane. Ogni annata sono dieci mesi passati insieme che lasciano ad ognuno di noi ricordi indimenticabili.

(Fonte: Mattia Vettoretti © Qdpnews.it).
(Foto: Vittorio Veneto Rugby Asd).
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