Ieri sera, lunedì 16 settembre 2019, tutto è stato chiarito in una seduta comunale dai toni accesi, davanti ad un affollato auditorium “Santo Stefano”: la partita delle aree Pip di Col San Martino e Soligo è chiusa con l’approvazione a maggioranza dello schema di transazione con espropriati e lottizzanti.

I quasi 9 milioni di euro ancora da pagare agli espropriati saranno versati in quattro rate dal Comune di Farra di Soligo grazie all’ingente “sforzo” economico chiesto ai lottizzanti, ossia le aziende che acquistarono le aree Pip. Queste ultime, infatti, rinunceranno a qualsiasi contenzioso giudiziario contro il Comune e “salderanno” più del 72 per cento del debito comunale.

I lottizzanti verseranno circa 7 milioni di euro in tempo utile affinché il Comune possa rispettare puntualmente i termini di pagamento di ciascuna rata. L’ente di via Patrioti, quindi, pagherà “di tasca propria” il rimanente 27 per cento, più di 2 milioni di euro, utilizzando l’avanzo di amministrazione dal 2016 in poi. Non saranno quindi introdotte nuove tasse e le quote Asco saranno utilizzate esclusivamente come “àncora di sicurezza”.

Tanta la soddisfazione tra i banchi della maggioranza e tra il pubblico, che ha molto applaudito il discorso del sindaco Mattia Perencin. Egli infatti ha affermato: “In meno di quattro mesi abbiamo realizzato quello che avrebbe dovuto essere fatto molto tempo fa, quando sicuramente sarebbe stato possibile concludere una trattativa più vantaggiosa. Fin da subito ci siamo seduti attorno ad un tavolo con tutti gli interlocutori, lasciando da parte inutili vittimismi, e abbiamo dato massima priorità alla risoluzione di questo ventennale contenzioso, lavorando giorno e notte con il personale comunale e con l’avvocato Antonio D’Alesio”.

“Oggi approviamo un accordo che impegna molto il nostro Comune - ha proseguito Perencin - ma questa vicenda, che tanto ha screditato ed indebolito il nostro Comune, andava chiusa perché eravamo ormai giunti ad una situazione di non ritorno. In seguito al pignoramento del conto corrente comunale siamo arrivati ad avere 350 mila euro di fatture da pagare, numerose ingiunzioni di pagamento, non è stato possibile erogare servizi fondamentali al cittadino e fare investimenti, abbiamo perso importanti contributi e il Comune rischiava il default, oltre alla presenza di un commissario prefettizio. Invece ci siamo rimboccati le maniche fin dal primo giorno e con il dialogo siamo arrivati a formulare una proposta seria e concreta; cosa che non era mai stata fatta fino ad ora”.

Di tutt’altro avviso i quattro consiglieri di minoranza, che hanno criticato quest’iniziativa silenziosa della maggioranza e che hanno votato contro lo schema definitivo di transazione con espropriati e lottizzanti.

Alta la tensione soprattutto tra il primo cittadino e l’ex sindaco Giuseppe Nardi, con reciproche accuse riferite ai cinque anni di amministrazione insieme, che hanno portato quest'ultimo ad abbandonare l’aula dopo il suo voto contrario.

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“Respingo al mittente tutte le accuse che mi sono rivolte - ha affermato Nardi - Non è vero che negli ultimi dieci anni non è stato fatto nulla: i contatti e le proposte, anche se non fatte vis a vis con le singole controparti ma con i loro legali, sono avvenute fino all’ultimo giorno. Mi sono fidato del mandato assegnato all’avvocato comunale, ma ci tengo a precisare che i lottizzanti non hanno mai accettato proposte paragonabili a quelle attuali e gli espropriati hanno sempre preteso tutti i soldi fino all’ultimo centesimo”.

“La vostra proposta non è la strada giusta - ha continuato Nardi - A tali condizioni, che pesano sulle spalle dei cittadini, visto che l’avanzo di amministrazione deriva anche dalle tasse pagate da loro. Se il Comune verserà questi soldi, farò di tutto per muovermi nelle sedi opportune a difesa dei nostri cittadini”.

A mio parere e consultando anche professionisti del settore, sarebbe stato più conveniente e anche più sicuro per la persona del sindaco contrarre un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, che avrebbe potuto essere pagato con i dividenti di Asco e che non avrebbe messo in croce gli imprenditori delle due aree Pip. Così facendo, invece, se non saranno rispettate le scadenze, il Comune e il sindaco si troveranno in una situazione molto difficile”.

Dura la replica di Perencin: “Contrarre un mutuo è impossibile e farlo avrebbe trascinato il Comune in dissesto, aggravando ancor più una situazione insostenibile. La nostra non sarà la soluzione più vantaggiosa ma è l’unica che consentirà a Farra di Soligo di ritornare ad essere un Comune privo di inutili tensioni e di avere il futuro positivo che merita”.

Pesanti anche le parole del consigliere Pd, Natalina De Rosso: “Dopo le scelte sbagliate dell’amministrazione Arman e i primi ricorsi, a Farra di Soligo per un ventennio si è deciso di resistere ad ogni costo nel vero senso della parola. Questa è una storia di cattiva amministrazione che il mio gruppo denuncia da anni e che i cittadini dovranno pagare di nuovo”.

I miei appelli ad affrontare la delicata questione delle Pip insieme a tutto il consiglio comunale, o almeno con i capigruppo, sono rimasti inascoltati - ha concluso De Rosso - Tutte e tre le liste avevano a cuore la risoluzione del contenzioso, ma avete comunque fatto tutto da soli, in questi quattro mesi non avete mai voluto dirci nulla, tutto doveva rimanere segreto. Ora ci chiedete di approvare una trattativa che non conosciamo e che ci viene presentata a cosa fatta; per non parlare del fatto che il 9 per cento degli assegnatari non ha accettato quest’accordo”.

Una dura opposizione che, inevitabilmente, nulla ha potuto contro i numeri della maggioranza. Tuttavia, a fine settembre il Comune dovrà pagare la prima rata, a cui ne seguiranno altre tre fino al giugno 2020: la partita delle aree Pip non è affatto chiusa.

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
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