A Sernaglia la birra biologica a chilometro zero: la filiera dell'orzo al birrificio agricolo di Ca' Barley

Negli ultimi anni, in Italia, la nascita di una moltitudine di birrifici artigianali ha comprovato l’interesse nei confronti di questa antica bevanda, che presenta oggi una grande varietà per tipo, lavorazione e grado. In Veneto il legame con la birra ha radici ancora più solide, essendo stata la regione base di insediamenti paleoveneti, gallici e celtici: la famiglia Villanova, di Sernaglia, ha lanciato il birrificio agricolo Ca’Barley dichiarando l’intento di creare un’azienda indissolubilmente legata al territorio in cui si trova: si parla quindi di produzione, imbottigliamento e distribuzione a chilometro zero, in una realtà che si definisce bio-agricola e dotata di alta tecnologia, ma che continua a credere in una lavorazione genuina e trasparente. 

Un tempo nei campi dei Villanova, a Sernaglia, crescevano mais e soia. I membri della famiglia, però, erano impegnati in altre attività e non riuscivano a valorizzare queste proprietà con una cura costante e attenta. L’idea di iniziare a coltivare l’orzo è nata quattro anni fa: accettando una sfida importante – poiché il processo di produzione richiede una precisa preparazione in ambito agricolo – e dedicando alle proprietà un’attenzione quotidiana. La scelta, inoltre, è stata quella di escludere dalla produzione tutte le semplificazioni dello sviluppo industriale nel mondo della birra, concentrandosi su un prodotto che si conservasse biologico dalla semina al raccolto



La sede di Sernaglia si presenta come un capolavoro di funzionalità e un trionfo della tecnologia, inserito nel contesto rurale dove cresce la materia prima: con macchinari all’avanguardia che ottimizzano bagnatura, germinazione ed essiccamento dell’orzo – quindi il processo di maltazione; un laboratorio che controlla varie fasi del processo monitorato da una specifica supervisione per la produzione del mosto di birra.  

Anche l’imbottigliamento è una fase da non trascurare a Ca’Barley: una precisa e rapidissima macchina completa in pochi secondi tutte le fasi di imbottigliamento, garantendo all’azienda un’efficienza notevole. Il mastro birraio, Luciano Masocco, ci suggerisce: «Il luppolo caratterizza le nostre birre, oltre al malto prodotto con il nostro orzo e una particolare attenzione nei processi di lavorazione».  Laddove oggi si può visitare il birrificio e degustarne le varietà di birra, con la possibilità di acquistarlo al dettaglio o all’ingrosso, oltre che conoscerne i titolari – i tre fratelli Villanova – sorgeva un vecchio casale appartenente al nonno. Nel tentativo di mantenere le radici su quella stessa terra e nel ricordo di una produzione umile e spensierata, il nome del birrificio riprende l’abbreviazione veneta “Ca’” e il termine inglese “Barley” (orzo), rimarcando il connubio tra modernità e tradizione.

Ma Mr. Barley è anche un folletto che vive e compie avventure sulle etichette della Pils, la chiara a bassa fermentazione; della Vienna, la bionda tipo lager dal gusto maltato e dal finale luppolato premiata a livello europeo; della Fred, l’ambrata caramellata e con sentori di liquirizia; particolare anche l’etichetta della Ipa Lu, dove la mascotte è alle prese con gli abitanti della leggendaria zona dei Palù. Inoltre, il birrificio ha creato anche una birra di natale, un’ambrata a base di miele, con un sapore intenso e deciso.

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it).
(Foto e video. Qdpnews.it ® Riproduzione riservata).
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