Dall’Italia al Belgio in bici: grande accoglienza sul Muro di Grammont per i cinque ciclisti trevigiani

Alla fine ce l’anno fatta e l’accoglienza di ieri, giovedì 23 agosto sul Muro di Grammont, la mitica salita del Giro delle Fiandre, è stata grande.

Per Piero Chiesurin, Andrea Michelet, Andrea Miozzo, Giuseppe Macchia ed Elio Montinaro, si è trattato del coronamento di un sogno, un lungo viaggio di 1200 chilometri iniziato sul Muro di Ca’ del Poggio sabato scorso 18 agosto.

I cinque ciclisti della squadra Fortissimi, per arrivare a destinazione in sei giorni, hanno attraversato mezza Europa, superato molte asperità con annesse difficoltà climatiche.

La loro cavalcata, attraversando Austria, Germania e Francia ha unito idealmente il Muro di Ca’ del Poggio di San Pietro di Feletto, ormai diventato la salita simbolo delle colline del Prosecco, anche grazie ai ripetuti passaggi del Giro d’Italia, e il Muro di Grammont, dove il prossimo anno è atteso il transito del Tour de France.

Le due mitiche salite sono gemellate dal 2016. Un binomio che si è ufficialmente allargato lo scorso luglio, quando alle celebri ascese d’Italia e Belgio, si è affiancato il Mur-de-Bretagne, altra mitica salita, quest’anno sede d’arrivo della sesta tappa del Tour de France.

Che quella dei cinque ciclisti trevigiani sia stata un'autentica impresa, lo testimonia il fatto che in Belgio sia stata seguita con estrema attenzione da giornali e televisioni.

I cinque “eroi” trevigiani hanno trovato l’accoglienza delle grandi occasioni, tanto che per la città di Geraardsbergen, nel cui territorio si trova il Muro di Grammont, è stata una giornata di festa.

In prima fila, ad accogliere Chiesurin e compagni, giunti stanchi ma felici alla meta, il sindaco Guido De Padt, il presidente della Federazione ciclistica belga Tom Van Damme, e la gloria locale Rudy Pevenage, indimenticato campione degli anni Settanta e Ottanta.

"È stata un’esperienza indimenticabile. - ha commentato Chiesurin - Abbiamo sofferto il caldo che ci ha accompagnato per quasi tutto il tragitto, gli interminabili rettilinei nelle campagne tedesche e francesi, i continui e quasi impercettibili saliscendi di un percorso che doveva essere di pianura e invece ci ha creato più di qualche difficoltà. Ma abbiamo ricevuto ovunque una grande accoglienza: i colpi di clacson di chi ci incrociava lungo la strada si sono sprecati, sembrava che tutti sapessero quello che stavamo facendo. Tanti ciclisti ci hanno fatto compagnia lungo il tragitto".

"Dove la lingua era un ostacolo - ha aggiunto Chiesurin - ci ha aiutato un buon bicchiere di Prosecco. E ci ha commosso la signora che, all’indomani del nostro arrivo in un hotel belga, ci ha fatto trovare le divise lavate e stirate. Il significato più autentico del nostro viaggio sta proprio in questo: nei legami che si sono creati, nell’amicizia che abbiamo trovato lungo il nostro viaggio. L’idea dei Muri che uniscono genti e territori lontani non è retorica, ma verità".

Parole molto vere quelle pronunciate a caldo da Chiesurin. Le prospettive che si aprono sono infinite e tutte positive.

Non è difficile immaginare in futuro spedizioni come questa, di tanti cicloamatori che attraverseranno l’Europa di muro in muro, per visitare luoghi meravigliosi dove la storia delle due ruote si mescola con paesaggi ameni e tradizioni secolari.

In fondo l’idea di Alberto Stocco e di tutto lo staff cha ha voluto i gemellaggi è proprio questa: creare una rete che genera opportunità turistiche, con la bicicletta che diventa il trait d'union di realtà uniche.

(Fonte: Giancarlo De Luca © Qdpnews.it).
(Foto: Ca' del Poggio).
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