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Il mondo del calcio piange la scomparsa di Emiliano Mondonico, uno degli allenatori italiani più apprezzati e amati, al di là delle fedi calcistiche e dei colori delle maglie.

Nato a Rivolto d’Adda nel 1947, Mondonico da alcuni anni stava affrontando la sua battaglia più dura, quella contro il tumore: una malattia che non ha mai nascosto e che sebbene in alcune occasioni lo abbia messo a dura prova costringendolo ad abbandonare la sua panchina, non lo ha mai fatto perdere d’animo. Apprezzato per la sua forza di volontà ed il suo stile mai sopra le righe, schietto ma sincero, Mondonico era di casa al ristorante "da Loris" di Pieve di Soligo, un "rifugio" per molte squadre di calcio e meta dei loro ritiri.

"Ci siamo conosciuti più di venticinque anni fa – spiega Loris Bellè (a sinistra nella foto con Mondonico),  il titolare – la nostra è un’amicizia di lunga data, iniziata ai tempi della sua esperienza con il Como. Ne sono poi arrivate altre, alla guida dell’Atalanta, dell’Albinoleffe, della Fiorentina, del Torino e del Napoli: ha portato qui tutte le sue squadre".

"Era affezionato a questo posto, si fidava di noi e della nostra discrezione, poteva stare tranquillo – continua Loris – E’ stato una sorta di pioniere nei nostri rapporti con le squadre di calcio, è grazie a lui se abbiamo intrapreso questa strada".

A conquistarlo, indubbiamente, anche il buon cibo e il buon vino che solo le colline del Prosecco sanno offrire. "Era innamorato delle nostre colline e dei loro prodotti – ricorda Loris – quando stava bene e gli capitava di organizzare delle feste mi telefonava, chiedendomi espressamente delle bottiglie della cantina Ballancin, che gli facevo poi recapitare".

Oltre alla passione per la cucina, a legarli anche la passione per il gioco delle carte: "Era la nostra passione in comune – continua Loris – ci piaceva molto giocare a scopa, io facevo sempre il suo compagno perché eravamo in sintonia". Solo un mese fa l’ultima telefonata tra i due. "Ci telefonavamo spesso, in una delle ultime chiamate mia aveva avvisato di un suo intervento in ospedale, proprio per evitare che lo venissi a sapere dalla stampa", aggiunge Loris.

A testimonianza del grande uomo, oltre al grande allenatore, un aneddoto di molti anni fa: "Quando mio figlio era piccolo e già lo conoscevo, sono andato in vacanza in Trentino nel suo stesso albergo. Era lì in quei giorni, con l’Atalanta. La mia camera era stata messa nello stesso piano dei giocatori, così la direzione ci ha chiesto di spostarci ad un altro piano. Quando è venuto sapere che si trattava di me, per scusarci del disturbo che aveva creato, ha chiesto ad un giornalista della Gazzetta di poter scrivere un articolo su di noi".

(Fonte: Giada Fornasier © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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