Pieve di Soligo, a ottobre la mostra “Celiberti Novanta”. L’artista: “L’opera che amo di più? Quella che devo ancora realizzare”

Il famoso artista friulano Giorgio Celiberti omaggerà Pieve di Soligo, realtà con la quale ha un legame speciale, grazie a "Celiberti Novanta": una mostra di alcune sue opere ospitate in paese dal 5 ottobre al 9 novembre prossimi.

Un regalo che l’amministrazione comunale di Pieve di Soligo, insieme all'associazione “Veneto Arte”, ha deciso di fare all'artista, per celebrare i suoi novant'anni, e ai pievigini grazie all'esposizione di alcuni dei suoi capolavori più significativi realizzati negli anni Novanta.

Celiberti nasce a Udine nel 1929 e la sua vena artistica si rivela fin da bambino, quando ha cominciato a dipingere. A soli diciannove anni ha partecipato alla “Biennale di Venezia” del 1948, la prima del dopoguerra.

Sulle orme dello zio Modotto, uno dei più importanti pittori udinesi degli anni Trenta, protagonista del rinnovamento in senso novecentista dell’arte friulana, Celiberti si trasferisce, agli inizi degli anni Cinquanta, a Parigi, dove conosce i maggiori rappresentanti della cultura figurativa di quella zona.

Per l’artista saranno importanti i diversi viaggi compiuti negli anni della sua formazione. Nel 1956, inoltre, ha vinto una borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione che gli ha consentito di soggiornare a Bruxelles, meta obbligata per approfondire la conoscenza dell’arte d’avanguardia.

Dopo le esperienze negli Stati Uniti, in Messico, a Cuba e in Venezuela, rientrerà in Italia, trasferendosi a Roma, dove ha frequentato gli artisti di punta del panorama italiano.

Verso la metà degli anni Sessanta, l’artista udinese torna nel capoluogo friulano, dove inizia una fase di continua sperimentazione.

Fondamentale la visita del lager di Terezin, vicino Praga, dove migliaia di bambini ebrei, prima di essere trucidati dai nazisti, hanno lasciato testimonianze della loro tragedia in graffiti, in disegni e in brevi frasi di diario.

I “Muri Antropomorfi” scaturiscono dalla riflessione sui reperti della necropoli di Porto, nei pressi di Fiumicino, della Roma paleocristiana, di Aquileia romana e di Cividale longobarda.

A partire dagli anni Sessanta Celiberti decide di dedicarsi alla scultura, partecipando a grandi manifestazioni d’arte, in Italia e all'estero, che lo consacrano artista apprezzato a livello internazionale.

Saranno oltre un centinaio le sue mostre personali e quelle più importanti sono: Parigi (1953 e 1982); Londra (1956); Dallas (1963); New York (1963); Toronto (1976); Vienna (1978); Amsterdam (1979); Nova Gorica (1982); Novo Mesto (1983); Giaffa, Gerusalemme e Tel Aviv (1983); Bruxelles e Strasburgo (1987); Salisburgo, Los Angeles (1989); Londra, Dusseldorf, Barcellona (1990); Madrid e Parigi (1992); Millstat, Gent (1993); Chicago (1995); Museo di Zagabria (1998).

Inoltre, l’artista ha esposto più volte a Bologna, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e naturalmente Udine.

Nel 1991 Celiberti ha eseguito anche due prestigiose realizzazioni pubbliche: il Mosaico dell’amicizia, nell'atrio dell’Università di Lubiana, e l’affresco, di oltre 800 metri quadrati di superficie, sulla volta dell’hotel Kawajyu di Shirahama, in Giappone.

Alla domanda su quale sia l’opera alla quale è più legato o che ama di più, l’artista friulano ha risposto: “Quella che devo ancora realizzare”.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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