Pieve di Soligo, "sul campo" alla ricerca delle erbe spontanee commestibili: l'uscita la scorsa domenica sul Piave

Lungo il Piave alla ricerca di piccoli tesori del gusto nascosti tra i fili d’erba, saperi e sapori che gradualmente stanno ritornando in auge dopo essere rimasti in una nicchia per tanto tempo. Si è tenuta la scorsa domenica 10 marzo la lezionie pratica del corso promosso dal Comune di Pieve di Soligo sulle erbe spontanee commestibili, a cura degli esperti del Gruppo micologico della Marca Trevigiana intitolato a “Pier Andrea Saccardo”.

Si tratta delle seconda edizione del corso, un’iniziativa che ha riscosso molto successo e i numeri in tal senso parlano chiaro: 180 iscritti quest’anno e 180 quella passato. Dopo la parte teorica all’auditorium Battistella Moccia, domenica mattina i partecipanti hanno potuti mettersi alla prova letteralmente sul campo, in località Passo Barca a Falzè di Piave.



Divisi in tre gruppi sotto la supervisione di altrettanti insegnanti, i cercatori di erbe, accessoriati di coltellini, sacche, zaini, cesti di vimini e taccuini per gli appunti, hanno perlustrato le sponde del fiume alla ricerca delle erbe per catalogarle e imparare a distinguerle, spinti dalla curiosità e dalla passione.

“Non esiste un metodo: bisogna conoscere le piante una per una - spiega il presidente del Gruppo mitologico Ray Carraretto - Ce ne sono di buonissime, ma anche altre che sono pericolose: alle volte si assomigliano e per questo bisogna saperle riconoscere”.

Sarà proprio perché non esistono nè trucchi nè scorciatoie, ma solo tanta pazienza e la calma necessaria ad un'attività d'osservazione di studio come questa, che il corso ha trovato così tanti riscontri, attirando un gran numero di persone.

“Credo che le ragioni stiano nella spinta da parte di tutti ad uscire di più in campagna e a diventar partecipi di un vita più naturale - dichiara l’assessore all’ambiente di Pieve di Soligo, Giuseppe Negri - C’è poi il piacere nello scoprire un risvolto pratico nelle scoperte che si fanno e nel portare a casa qualcosa che poi diventata parte della gastronomia e della cultura del nostro territorio”.

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(Fonte: Edoardo Munari © Qdpnews.it).

(Foto e video: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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