Pederobba, dalla Provincia il via libera alla bruciatura della plastica nei forni della Cementirossi

“La decisione del via libera alla bruciatura di plastica nel cementificio di Pederobba ci delude e ci preoccupa molto sia per i risvolti che la combustione di pet coke, pneumatici e plastiche può avere per la nostra salute, sia per la salvaguardia e per la promozione turistica e agricola del nostro territorio situato a ridosso di un così grande impianto di smaltimento”.

A prendere la parola, ad una settimana dalla decisione della Commissione Ambiente provinciale sul caso Cementirossi, è Paola Corrado: capogruppo della minoranza consiliare “Valdobbiadene 2020” e tra le file del Partito democratico locale.

Mercoledì 21 febbraio scorso, infatti, la Provincia ha dato il via libera al cementificio Rossi di Pederobba (nella foto) di bruciare anche plastica riciclata nei propri forni, seppur con controlli costanti e molto stringenti sulle emissioni che andranno ben oltre quanto già previsto daòl’attuale normativa europea.

Contemporaneamente sarà ridotto del 60 per cento lo smaltimento delle attuali 60 mila tonnellate annue di pneumatici esausti, come previsto nel progetto presentato un anno fa dall’azienda alla cittadinanza.

La decisione della Provincia, per quanto molto restrittiva, non ha soddisfatto a pieno tante persone dei Comuni limitrofi, in primis il comitato pederobbese ‘L’Aria che voglio’.

L’insoddisfazione si è fatta sentire anche a Valdobbiadene e, nel merito, il consigliere Corrado ha dichiarato: “Siamo in attesa degli atti della Commissione provinciale per capire quali prescrizioni ha dato alla ditta e per decidere come continuare un’azione di vigilanza e di controllo sull’inquinamento della nostra aria e della nostra terra. Dal 2010, in collegamento con comitati e gruppi consiliari dei Comuni vicini, abbiamo seguito l’espansione di questa ditta, che ha un grande impatto per la nostra zona”.

D’altro canto non si può trascurare che, ad oggi, Cementirossi dà lavoro a più di un centinaio di dipendenti e produce annualmente un milione di tonnellate di cemento, con un indotto economico dislocato ben oltre i confini regionali. Al tempo stesso esso rappresenta da molti anni anche una preoccupazione per i paesi confinanti con Pederobba, dislocati sulle due rive del Piave: Alano di Piave, Cavaso del Tomba, Cornuda, Crocetta del Montello, Possagno, Quero-Vas, Segusino e Valdobbiadene.

Ecco perché, dopo la presentazione della Via (Valutazione di impatto ambientale) da parte dell’azienda di Pederobba, la scorsa primavera molti enti pubblici, tra cui l’amministrazione di Valdobbiadene guidata dal sindaco Luciano Fregonese, il gruppo consiliare “Valdobbiadene 2020” e il consorzio del Conegliano-Valdobbiadene Docg, avevano consegnato individualmente a Cementirossi ed alla Provincia precise osservazioni per conoscere le eventuali ricadute dell’attività dell’azienda sulla salute di cittadini e territorio.

A tal proposito Paola Corrado ha precisato: “Forse in questa battaglia avremmo potuto essere più coesi sia come consiglio comunale, visto che le osservazioni non sono state sottoscritte all’unanimità, sia come territorio. Inoltre il Consorzio della Docg, nell’ultima fase, non ha fatto sentire la sua voce per far capire che le ricadute dei fumi non interessano solo il Comune di Pederobba. Resta inoltre aperta la vicenda dell’indagine epidemiologica dell’Ulss, l’attendiamo da molti anni”.

Un’indagine scientifica, basata sul metodo della “coorte storica”, che è stata presentata dall’amministrazione comunale di Pederobba lo scorso 29 dicembre e che sarà svolta dall’Università di Brescia in accordo con l’Ulss 2 e la Regione Veneto.

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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