Veni, vidi, vici (Giulio Cesare)
Vincere e vinceremo! (Benito Mussolini)
Dove il soldato tedesco mette piede, là resta! (Adolf Hitler)
Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta (Josif Stalin)

La propaganda politica ha sempre giocato un ruolo decisivo in tutte le guerre e in tutte le epoche storiche, in particolare durante il “Secolo breve” (1914-1991).

Nell’alto Trevigiano invaso dagli austro-ungarici tra il 1917 e il 1918 l’arma delle parole fu usata sia dagli italiani sia dagli invasori per criticare gli uni o gli altri, ma anche per risollevare il morale ai civili. Il principale mezzo propagandistico degli invasori fu “La Gazzetta del Veneto”: un giornale nato a Udine il 1° gennaio 1918 e che, dal 21 marzo 1918, divenne l’unico quotidiano disponibile in Veneto e Friuli al prezzo di 10 centesimi. Si trattava di un giornale che raccontava la cronaca locale, nazionale ed europea dalla prospettiva dei comandi militari austro-ungarici: una versione dei fatti poco veritiera e, quindi, criticata in continuazione da veneti e friulani invasi.

download“Il giornale delle bugie o il bugiardo: ormai è con queste sole espressioni che si nomina la Gazzetta del Veneto – scriveva Caterina Arrigoni, profuga a Cozzuolo, il 16 marzo 1918 - Non ha un articolo in cui non si dica che in queste province si pativa la fame sotto gli Italiani. Scrivono che il nuovo governo, commosso dalle nostre dolorose condizioni, non solo ci ha salvati dal pericolo della morte per inedia (fame, ndr), ma si è rivolto all’Italia e quella madre snaturata ha abbandonato i suoi figli alla fame, indifferente alle nostre sofferenze, che invece l’Austria cerca di lenire in ogni modo”.

Notizie ovviamente false, visto che la morte per fame mise in ginocchio i profughi per lo sperpero del novembre-dicembre 1917 e delle costanti requisizioni alimentari imposte durante il 1918. Ecco perché Arrigoni rincara la dose il 14 settembre 1918: “La Gazzetta del Veneto si sbizzarrisce su vari temi con degli articoli così sconclusionati ed assurdi da essere bocciati in un esame di quinta elementare. La logica? Non sanno nemmeno dove stia di casa!”.

Nello stesso periodo, di tanto in tanto, alcuni coraggiosi piloti della neo-nata Aeronautica italiana fecero cadere nei territori occupati nuvole di bigliettini ottimistici e paternalistici. L’obiettivo era informare e rassicurare gli abitanti, anche se spesso essi erano fonte di illusioni perché le promesse non venivano mantenute. Ne vengono riportarti alcuni esempi tratti dal diario di Caterina Arrigoni.

Fratelli italiani, noi sappiamo quello che soffrite. La Patria è con voi col pensiero e col cuore. Voi siete i martiri nuovi, gli ultimi. Tutte le lacrime che versate, tutti i torti che subite sono ferro rovente che penetra le nostre carni e rinsalda le tempra dei nostri animi fermamente decisi. Coraggio fratelli! Il momento della vittoria e della liberazione non può essere lontano. Quel nemico che voi avete visto avanzare, noi l’abbiamo arrestato e lo ricacceremo! Viva l’Italia!” (20 febbraio 1918).

Austriaci, non v’illudete. In Italia tutti hanno aperto gli occhi. Gli italiani vi resisteranno, non c’è in loro nessun tentennamento, la debolezza è svanita. Quello che ha maggiormente esacerbato la nazione italiana, quello che ha scacciato tutti i timori è la sorte fatta subire dal vostro governo alle province del Friuli. Le angherie, i soprusi, le spogliazioni, i saccheggi, gli stupri, le violenze, i massacri di popolazioni inermi, tutto ciò è noto. Occhio per occhio dente per dente! L’Italia è una nazione unita, non un’accozzaglia di popoli che si odiano e sono tenuti insieme dal terrore” (20 aprile 1918).

Fratelli d’Italia, la pace suprema è prossima. Sopportate con stoico coraggio i terribili sacrifici imposti dal nemico, l’ora della vendetta è vicina. Fratelli, non date ascolto alle calunnie del nemico. La nostra offensiva è cominciata sul Trentino: il nemico è in rotta, siamo a 12 chilometri da Trento. Coraggio e speriamo che i vostri sacrifici vengano ricompensati con la Suprema Vittoria. I vostri fratelli oltre il Piave” (27 agosto 1918).

Un biglietto, quest’ultimo, propagandistico e non veritiero. La città di Trento fu liberata più di due mesi dopo, il 3 novembre 1918.

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Google free-to-use images)
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