1917-1918, i rapporti con Striaci e Todeschi nella Sinistra Piave occupata: “I germanici non rispettano nessuno, nemmeno Iddio”

Perché, anche al giorno d’oggi, alcuni anziani veneti dimostrano una certa diffidenza verso gli Austriaci e i Tedeschi? Le motivazioni sono due: la dominazione austriaca della nostra regione fino al 1866 e le violenze compiute durante la Prima e la Seconda guerra mondiale.

Grande Guerra nella Sinistra Piave trevigiana e bellunese è sinonimo di tre parole: invasione, profughi, fame. Secondo la vulgata popolare la causa del triste ricordo bellico sono i violenti Striaci e Todeschi. Tuttavia, a cent’anni da queste vicende, è giusto fare di tutta un’erba un fascio? A rispondere con oggettività sono i diari dei profughi, tra i quali le memorie della valdobbiadenese Caterina Arrigoni.

Il 12 dicembre 1917, una settimana dopo il suo arrivo a Cozzuolo di Vittorio, la donna aveva già compreso i rapporti di forza tra i due alleati imperiali: “L’odio che cova tra austriaci e germanici è ben più sentito e profondo di quello esistente tra italiani e austriaci, sembrerà un paradosso ma è l’impressione generale. La diversità di condotta fra germanici e austriaci in questi paesi è ancora più sensibile: nemici, invasori, saccheggiatori tutti e due ma gli austriaci si mostrano più umani e discretamente civili. In via ordinaria gli austriaci fanno il male solo se ciò reca loro un vantaggio: requisiscono per mangiare e molte volte esibiscono un ordine scritto o lasciano un buono. I germanici, invece, fanno il male inutilmente e per il piacere brutale di farlo, baldanzosi e vigliacchi; in tutti loro traspare la gioia di essere autorizzati, quasi comandati a farlo”.

profughi con austriaci 3

La profuga Arrigoni, lo stesso giorno, continua: “Pare che Carlo I si sia rifiutato di passare a ferro e fuoco il Veneto, come richiesto dal Kaiser Guglielmo II. I germanici, invece, non rispettano nessuno, nemmeno Iddio. L’imperatore austro-ungarico, al contrario, avrebbe impartito ordini severi ai suoi soldati a beneficio della nostra incolumità personale e delle sostanze in qualità di invasi”.

I racconti del buon austriaco e del malvagio tedesco non mancano in tanti diari popolari. Ecco perché, con la volontà di rafforzare la sua tesi, il 26 dicembre 1917 Arrigoni trascrive un episodio che l’aveva colpita: “Come mi sfogo a narrare il male, mi piace tener conto dei fatti che rendono onore a questi nostri nemici: da 15 giorni qui a Cozzuolo c’è un sergente austriaco, il quale, quando riesce a sapere che germanici, austriaci o ungheresi hanno a tiro un maiale, corre ad avvertire la famiglia perché lo nasconda. La settimana scorsa, per tre notti di seguito, compì quest’opera di carità degna di ogni elogio”.

Fortunatamente per i profughi, dopo la pace separata con la Russia (3 marzo 1918) la Germania trasferì i suoi uomini da Europa orientale e Italia alla Francia, un fronte ben più “caldo” e decisivo per ottenere una vittoria che, in realtà, non arrivò. Agli austriaci rimase il compito minoritario di amministrare il Friuli e il Veneto occupati , con il monito tedesco di meditare ed attuare la vendetta contro l’italiano traditore. Due obiettivi ambiziosi, due pesanti fallimenti.

occupazione Valdo

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
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