La Grande Guerra oltre ad essere raccontata va anche capita. Per farlo nessun luogo meglio di un Sacrario Militare riesce a rendere la grandezza del Sacrificio che si consumò sul fronte italiano del conflitto. Di sacrari militari in provincia di Treviso ce ne sono molti e conservano le spoglie di soldati italiani e di altre nazionalità europee. Tutti hanno la stessa dignità e generano la medesima sensazione di una grande immensa, infinita pietà.

 

Il nostro viaggio comincia sul Monte Grappa, dove si trova uno dei più grandi ossari militari della Grande Guerra. Alla fine del conflitto, lungo tutto il fronte, dal Grappa al Piave passando per il Montello, non c’erano solo campi di battaglia e paesi distrutti ma anche una serie infinita di cimiteri. Nel solo Massiccio del Grappa se ne contavano una settantina, ma in tutti i paesi lungo il Piave, ai piedi della Pedemontana, vicino alle prime e alle seconde linee, agli ospedali da campo, non c’erano altro che cimiteri.Oggi questi cimiteri non esistono più. Negli anni ’20 e ‘30 dello scorso secolo, si decise di spostare i morti a riposare nei sacrari. Un lavoro pietoso che unì ancor più chi se ne era andato con chi era sopravvissuto. Immaginatevi cosa significasse trovare, disseppellire e trasportare i corpi dei soldati, con tutti i rischi che questo comportava.

Il Sacrario del Monte Grappa sorge alla sommità del massiccio del Grappa a quota 1.776. Una costruzione lineare ed imponente, adagiata sul costone della vetta. Fu edificato nel 1935, su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni. I resti mortali dei 12.615 caduti di cui 10.332 ignoti, sono custoditi nel corpo centrale che è costituito da cinque gironi concentrici; ciascun girone è alto quattro metri e circoscritto da un ripiano circolare largo dieci. Le spoglie dei 2.283 caduti identificati sono disposte in ordine alfabetico e custodite in loculi coperti da lastre di bronzo dove sono incisi il nome e le decorazioni al valor militare del caduto. Quelle dei 10.332 ignoti sono raccolte in urne comuni più grandi che si alternano alle tombe singole.

Sacrario Monte Grappa

I cinque gironi sono collegati da un'ampia gradinata centrale a cinque rampe che dalla base del monumento porta alla sommità dove sorge il Santuario della Madonnina del Grappa. L’effige fu mutilata da una granata nemica nel gennaio 1918 e benedetta nel 1901 dal Cardinale Sarto, poi Papa Pio X. Dal piazzale del tempietto si snoda, come un bianco tappeto in pietra, la Via Eroica che corre per 250 metri circa fino al Portale Roma tra due file di cippi in pietra nei quali sono scolpiti i nomi dei luoghi legati alle più famose battaglie del Grappa. Tra il 4° e il 5° girone, in posizione centrale, è collocata la tomba del Maresciallo d'Italia Gaetano Giardino, che prima di morire (nel 1935) aveva espresso il desiderio di essere sepolto lassù tra i suoi soldati, della Quarta armata, passata alla storia col nome di "Armata del Grappa".

La Quarta armata ebbe il suo comandante il 24 aprile 1918 nella persona del Generale Giardino e il comandante le scelse il nome di “Armata del Grappa”. Aveva un compito fondamentale: difendere il massiccio del Grappa, che rappresentava l'ultimo ostacolo naturale fra il fronte e la pianura veneta. Giardino, si preoccupò di incrementare le difese del monte, ma anche di migliorare le comunicazioni e, in linea con la politica del comando Diaz, le condizioni di vita delle truppe. Per tutto il periodo del suo comando chiamò le truppe della Quarta armata "i suoi soldatini", in tono paternalistico. In quei tragici giorni nacque “la canzone del Grappa”. Per sollevare il morale delle truppe il generale Giardino si preoccupò di diffonderla con il suo ritornello che recitava: “Monte Grappa tu sei la mia Patria”. Giardino diede l’ordine di farla cantare per la prima volta nell’agosto 1918, in occasione della festa della Quarta armata.

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In sei mesi la gloriosa Quarta armata combatté due grandi battaglie. Il 15 giugno la battaglia difensiva: preparata con cura, breve, tenace e vittoriosa. Conosciuta come “la Battaglia del Solstizio”, vide applicati gli innovativi metodi di combattimento di Giardino con l’introduzione dei reparti d'assalto e con il tiro di contropreparazione dell'artiglieria, novità che risultarono decisive per la vittoria. Dal 24 ottobre al 3 novembre, la dura battaglia offensiva: improvvisa, lunga, sanguinosa, conosciuta come “la battaglia Finale di Vittorio Veneto”, in cui l’Armata del Grappa si batté in sacrificio di sé, per la salvezza di tutti, perdendo 25mila uomini ma riuscendo a distrarre il nemico dal fronte del Piave e permettendo così agli arditi di liberare la riva sinistra del Sacro Fiume. Alla fine della guerra, Giardino si rivolse ai suoi soldati con parole che echeggiano anche oggi:” La guerra è finita; ma l'Italia, la grande Italia, nasce ora. Per Lei siete stati fortissimi in guerra; per Lei dovete essere ancora più forti in pace, affinché la guerra, e i morti, e la vittoria, non siano stati invano!”

Tornando al Sacrario, al termine della Via Eroica sorge un massiccio e solenne edificio in pietra che venne offerto dalla città di Roma come ingresso principale della preesistente sistemazione del Sacrario. L'Osservatorio che è stato ricavato sopra il Portale Roma regala un ampio panorama e consente di individuare i punti di maggiore interesse storico mediante l'ausilio di una planimetria in bronzo. Nel settore a nord - est del portale Roma, sono state riunite le Spoglie di 10.295 caduti austro-ungarici rinvenute nelle zone circostanti.

Lasciamo il Grappa carichi di emozioni per dirigerci verso Pederobba a visitare il Sacrario Francese. Venne inaugurato nel giugno del 1937 in contemporanea a quello di Bligny, un monumento funebre nei pressi di Verdun (Francia) che raccoglie oltre 4.400 caduti italiani morti sul fronte occidentale. Questa unione di intenti tra le due nazioni la si avverte a pelle appena arrivati. La scelta del luogo innanzitutto. Il Sacrario si trova lungo la statale Feltrina vicino al fiume Piave e non lontano dal Monte Tomba.

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L'architetto Camille Montagne ideò una gigantesca muraglia per simboleggiare l'avanzata nemica arrestata con il sacrificio di questi soldati. All'interno della parete si trovano i loculi dove riposano circa un migliaio di soldati transalpini, giunti nell'aprile del 1918 e caduti nella Battaglia del Solstizio e nella Battaglia Finale. Ai piedi di questo grande muro si possono leggere in ordine alfabetico i loro nomi (soltanto 12 corpi sono rimasti ignoti). Il complesso è completato dal gigantesco gruppo di statue in primo piano che rappresentano la “Madre Italia” e la “Madre Francia”, unite nel dolore, mentre sorreggono sulle ginocchia il loro Figlio morto. Bello imponente e molto significativo soprattutto perché unisce i soldati francesi che riposano in Italia con i soldati Italiani che riposano in Francia, accumunati dal triste destino di morire lontano dalla Patria per aiutare gli alleati di allora.

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Ci spostiamo di pochi chilometri con destinazione Follina. Vicino alla meravigliosa abbazia cistercense di Santa Maria è possibile visitare un piccolo e ben curato cimitero dove riposano le salme di 77 soldati appartenuti all'esercito austro-ungarico. Dopo la disfatta di Caporetto, tutti i paesi della sinistra Piave furono occupati dal nemico, Follina inclusa. Proprio a Follina l’esercito asburgico requisì lo stabile dell’ex lanificio Andretta oggi Casa di riposo San Giuseppe, trasformandolo nell’ospedale da campo 1505 (Feldspital 1505).

Nelle immediate adiacenze, come logica conseguenza, sorse un cimitero, dove trovarono sepoltura circa 800 soldati dell’esercito imperiale di varie nazionalità, caduti durante i combattimenti dal novembre 1917 all’ottobre dell’anno successivo. Alla fine del conflitto negli anni ‘20, fu realizzato un muro di cinta che è ancora oggi visibile a protezione del luogo.

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Nel 1943 a causa dei costi di mantenimento del cimitero, sempre più onerosi per le esigue risorse messe in campo, Onorcaduti, l’ente preposto alle onoranze funebri dei caduti in guerra, decise di esumare tutti i resti prevedendone una nuova tumulazione presso altri ossari militari. Ma gli accadimenti dell’8 settembre 1943 interruppero i lavori con il risultato che alcuni resti rimasero all’interno del cimitero, altri furono restituiti alle famiglie, altri ancora vennero effettivamente spostati in diversi ossari. Ma l’idea di smantellare il cimitero fu ripresa negli anni ’70 quando Onorcaduti decise di dismettere in toto l’area cimiteriale operando una bonifica definitiva con tanto di appalto ad una ditta specializzata.

Tutto finto? No. Nel 2000 un follinese scrive una lettera al settimanale “L’azione”, missiva nella quale afferma che, nel cimitero vi sono ancora resti di soldati austro-ungarici. Nel 2004 l’allora sindaco di Follina Marcello Tomasi, vista la necessità di ampliare il cimitero del comune, commissionò dei sondaggi esplorativi che, in concomitanza con gli scavi, portarono al recupero di 77 salme e molti reperti tra cui spiccano i resti di lapidi che consentono ancora oggi di leggere il nome, la data di morte ed anche il reparto di appartenenza del caduto. Il recupero delle salme è stato possibile anche grazie all’intervento del Gruppo Alpini di Follina.

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Negli anni 2006 e 2007 un lavoro di restauro, afferente al muro di cinta, fu eseguito da una squadra di volontari della Croce Nera d’Austria, mentre nel 2008 venne ultimato il monumento sacrario come si presenta oggi; un piazzale circolare con al centro un altare e una cripta dove sono custodite le spoglie dei soldati. Ai suoi lati le bandiere delle nazioni che un tempo facevano parte dell’Impero Austro–Ungarico ad abbracciarli in eterno. Nell’ampliamento del cimitero civile di Follina si trova l’originale porta di ingresso del sacrario militare. La scritta, che da sola riassume tutto il significato del nostro viaggio, recita "Iana Coeli (Porta del cielo) Soglia di dolore e di pietà, molti uomini ti attraversarono ed ebbero qui riposo fratelli nella morte."

(Fonte: Giancarlo De Luca - Qdpnews.it).
(Ricerche storiche a cura di Chiara Rainone)
(Operatore: Nicola Casagrande).
(Immagini: ÖNB, Touring Club Italia, Comune di Follina, Comune di Pederobba. Si ringraziano per il supporto Carlo Bianchi, Franco De Biasi, Antonio Melis, Giampiero Serena, Marcello Tomasi)