Fregona-Segusino, storia di un legame nato durante la Grande Guerra e l' "an de la fan"

E' partita venerdì e durerà fino alla serata di oggi, domenica 15 ottobre, la 144esima edizione della sagra di Fregona, che quest’anno ha instaurato un gemellaggio con la 113esima fiera del Rosario di Segusino, in programma il prossimo weekend.

I protagonisti di questa nuova collaborazione saranno due prodotti tipici di nicchia: il formaggio s-céch e il Torchiato. Oggi pomeriggio, infatti, piazza Cipriani di Fregona ospiterà dalle ore 15 alcuni mastri casari segusinesi, che mostreranno ai visitatori della sagra alcuni segreti sulla preparazione del formaggio s-céch, la più antica specialità gastronomica del paese al confine tra il Trevigiano e il Bellunese.

 

Da cosa nasce questo inedito gemellaggio tra le centenarie manifestazioni autunnali di Fregona e Segusino? Il forte legame tra i due Comuni fu stretto il 3 dicembre 1917, quando 1.160 segusinesi, accompagnati dal vice parroco don Antonio Riva e dal sindaco Beniamino Verri (ferito durante la fuga dal proprio paese), giunsero profughi a Fregona (nelle foto d'epoca).

Fregona profughi di Segusino 1
Quali le ragioni di quest’arrivo improvviso? In seguito alla disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917) il Piave era diventato il nuovo fulcro dei combattimenti sul fronte orientale, tutta la Sinistra Piave trevigiana era stata occupata dalle truppe austro-ungariche e tedesche, il nemico era giunto trionfante a Segusino nella serata del 10 novembre 1917, nessuna casa era stata risparmiata dalle bombe italiane e dal rapidissimo saccheggio nemico. La paura era tanta, il pericolo di perire sotto le macerie delle proprie abitazioni ancor più grande.

Per questo, il 1° dicembre 1917, il comando tedesco ordinò lo sgombero immediato di Segusino, pena la fucilazione. Fu così che 2.500 residenti, su di un totale di poco più di 3 mila, furono costretti a fuggire molto rapidamente, in piena notte, abbandonando ogni cosa. Giunti a Follina il giorno seguente, per metà furono assegnati al comune di Tarzo, per la restante parte a Fregona. L’accoglienza non fu delle più rosee.

Infatti, in base a quanto raccontano i diari di don Antonio Riva e di Clelia Jagër Verri, moglie del sindaco di Segusino, fin dalle prime ore il comando tedesco locale dovette imporre con la forza a molte famiglie di Fregona di concedere delle stanze ai profughi segusinesi. Fu l’inizio dell’an de la fan 1917-1918, che non risparmiò il giovane don Antonio, morto di febbre spagnola il 2 gennaio 1919, e un quarto dei parrocchiani che lo avevano seguito fin dal dicembre 1917.


Oggi, alle ore 17, nella chiesa parrocchiale di Fregona sarà reso omaggio ai profughi di Segusino, facendo rivivere la loro storia mediante la presentazione del libro di Giorgio Mies, studioso locale che era riuscito a ricucire l’antico legame tra le due comunità.

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Luca Nardi © riproduzione riservata).
#Qdpnews.it

0
0
0
s2sdefault

// Storie di Sport