Un lettore contro la marcia "Stop pesticidi" di Follina: molti non sanno cosa sono, serve formazione

Riceviamo da un lettore alcune considerazioni personali sulla marcia "stop pesticidi" di sabato scorso a Follina e Cison di Valmarino (qui l'articolo), e pubblichiamo:

Domenica 13 maggio mi sono recato a Cison di Valmarino per partecipare alla seconda marcia Stop Pesticidi, probabilmente inquinando di più di qualche trattamento fitoiatrico (22 km con un’auto diesel), ed ho potuto apprezzare il fatto che la gente creda ancora nello scendere in piazza partecipando a cortei pacifisti con l’intera famiglia.

Dato che nella maggior parte degli articoli diffusi non vengono mosse “critiche" a questa attività, mi accollo questo onere (chi non fa critica sempre). Prima di tutto perché molti partecipanti non sanno cosa sono veramente i pesticidi e sostengono che, per quanto riguarda i prodotti fitosanitari, non siano dei fattori importanti (spesso fondamentali) per la produzione agricola, ossia quella alimentare. Infatti sarei proprio curioso di vedere come varierebbe la produzione mondiali di cereali, ed il loro prezzo, nel caso non ci fossero i prodotti fitosanitari. Inoltre, vietando i pesticidi come faremmo con le zanzare d'estate? Metteremmo lavanda e gerani in tutte le finestre nella speranza che funzionino da repellente? E con le formiche che entrano nelle abitazioni?

Perciò bisogna fare formazione ed informazione (mi rivolgo soprattutto ai Consorzi di tutela) su cosa sono, come e perché vengono utilizzati i cosiddetti pesticidi, ma soprattutto bisogna scendere in piazza per stimolare lo Stato ad investire sulla ricerca per una produzione, non solo agricola, sempre più sostenibile. Ma su questo punto probabilmente la gente è poco interessata, almeno stando agli investimenti dello Stato italiano (1,29% del Pil contro una media europea del 2,03% e contro al 3,29% del Giappone, nel 2016) e alla scarsa considerazione che viene data agli enti di ricerca sul territorio (Università, Cirve, Crea), in modo particolare quando si fanno delle inchieste giornalistiche televisive. Ricordo infatti che questi enti fanno anche formazione e divulgazione.

Dobbiamo ricordarci che non servono un milione di sottoscrizioni ad una petizione su "change.org" o sentire un prete che predichi sull’uso dei prodotti fitosanitari dicendo che "fanno bene agli affari ma non agli affetti", ma servono delle ricerche scientifiche per capire se e come debba essere utilizzato un prodotto fitosanitario considerandone prima di tutto l’impatto ecotossicologico.

M.P.

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