Il gruppo alpini di Farra di Soligo ha celebrato domenica scorsa la sua 62esima festa annuale. Nell'occasione, a cent'anni dalla fine del conflitto, è stato inaugurato un monumento (nella foto)  dedicato alla memoria degli alpini del paese caduti durante la Grande Guerra.

L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del sindaco Giuseppe Nardi; del vice presidente di sezione alpini di Valdobbiadene, Flavio Andreola; del parroco di Farra di Soligo, don Brunone de Toffol; e dell’arcivescovo Alberto Bottari de Castello, già nunzio apostolico in diversi stati tra cui Siria, Ungheria, Zambia e Giappone.

"In questo anno di chiusura del centenario e coincidenza proprio oggi (domenica scorsa, ndr), 4 novembre 2018 il gruppo alpini di Farra di Soligo e fortemente il consiglio direttivo hanno voluto imprimere un segno che resti indelebile nella memoria di tutti - ha detto il capogruppo delle penne nere del paese, Claudio Andreola - Gli alpini di Farra di Soligo, come anche gli altri, non sono rimasti insensibili alla immane tragedia che cent'anni fa percorreva l’Europa tutta. Una nuova geografia politica si è ridisegnata dopo il 4 novembre 1918, ma è costata milioni di morti, per l’Italia 650 mila soldati, tra questi i nostri alpini e 580 mila civili".

Il consiglio del gruppo ha così maturato l’idea di ricordare i propri alpini, quelli nati in paese e morti tra il 1915 e 1918. Ma come tradurre questa idea in qualcosa di reale? "L’idea è venuta con l’aiuto di una meticolosa ricerca condotta dagli autori del testo 'I caduti della Grande Guerra di Farra di Soligo', Mattia Perencin e Massimiliano Guglielmi (qui l'articolo)- ha spiegato Andreola - Qui abbiamo trovato documentati i nomi delle penne nere di Farra di Soligo cadute in quegli anni, grazie al loro lavoro è stato possibile ricostruire una memoria puntuale".

Ma non è tutto. Il consiglio ha deciso, inoltre, di coinvolgere l’estro di due artisti del paese, Mario Zuan e Arturo Gobbato. Un lavoro a cui ha partecipato anche Pasquale Cordiano con la sua squadra di collaboratori. "L’opera nel volere degli artisti interpreta il 'ricordare per non dimenticare'.  Si ricordano gli alpini il cui nome è inciso sulla pietra, si ricorda, nell’interpretazione della parte marmorea dell’opera, che sono partiti dal loro paese, Farra di Soligo", ha sottolineato il capogruppo.

"Le colline in primo piano lo dicono con chiarezza e riportano il testo di onore a loro dedicato. Poi sono andati in montagna, sugli altopiani, sulle Dolomiti, sulle Alpi e in questi luoghi, con il cuore alle loro colline, hanno dato il supremo sacrificio delle vita. La colonna mozza dell’Ortigara scolpita sul legno di noce di un nostro alpino, e con incastonato un reticolato recuperato proprio in Ortigara dello stesso alpino ci fa da monito per non dimenticare - ha concluso Andreola - E’ stato così possibile dare nome e memoria a questa pietra che da ora per noi non è più tale ma ha un’anima, quella dei nostri alpini".

(Fonte e foto: gruppo alpini di Farra di Soligo).
#Qdpnews.it