Conegliano Valdobbiadene Festival, Daverio: "Dovete raccontare un mito riscoprendo l'armonia del paesaggio"

Come celebrare degnamente i primi 50 anni di tutela della Denominazione, ora "Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore", che ha reso famoso in tutto il mondo un territorio unico nel suo genere come quello delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, ricamate dall'uomo grazie all'instancabile lavoro di tante generazioni?

Gli organizzatori del "Conegliano Valdobbiadene Festival" hanno pensato di rispondere a questa domanda chiamando un vero cultore della bellezza come il famoso critico d'arte Philippe Daverio che, insieme allo scrittore e poeta Gian Mario Villalta, ha cercato di raccontare il paesaggio del "Conegliano Valdobbiadene" evidenziandone le peculiarità e suggerendo alcuni approcci per riconoscere e valorizzare ancor di più le sue immense potenzialità.

Lo scorso venerdì 17 maggio 2019, infatti, nella suggestiva cornice dell'ex convento di San Francesco a Conegliano si è tenuto un interessante dialogo tra due illustri uomini di cultura che hanno voluto accogliere l'invito degli organizzatori di un festival dalle proposte diversificate e originali.

Il "Conegliano Valdobbiadene Festival" ha come obiettivo quello di raccontare un vino, il "Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg" nel suo territorio d'origine: le colline ricamate di viti nel cuore della provincia di Treviso.

In occasione del cinquantesimo anniversario del prestigioso riconoscimento della denominazione, il "Conegliano Valdobbiadene Festival" offre una serie di appuntamenti, spalmati in tutto il mese di maggio, rivolti a giornalisti, operatori del settore e consumatori, confermandosi un momento d'incontro privilegiato per conoscere l'ultima annata del "Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg".

Il presidente del Consorzio di tutela del "Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg", Innocente Nardi, ha introdotto l'incontro nel quale gli ospiti hanno trattato il tema del paesaggio locale nell'arte figurativa e in letteratura nel corso dei secoli. Dopo i saluti e i ringraziamenti di Emanuela Bassetti, presidente di "Civita Tre Venezie", dell'assessore alla cultura del Comune di Conegliano, Gaia Maschio, e di un rappresentante della provincia di Treviso, i due illustri ospiti hanno dato vita ad un simpatico siparietto dove, provocandosi a vicenda, hanno stimolato i presenti a riflettere sul fatto che chi vive nelle terre del "Conegliano Valdobbiadene" è davvero un privilegiato.

Vestito con abiti che richiamavano i colori della bandiera italiana, l'istrionico Philippe Daverio ha regalato ad un pubblico attento la sua ricetta per valorizzare il paesaggio di Conegliano e Valdobbiadene: "La città - ha spiegato il noto critico d'arte - sa che la sua ricchezza è la campagna, frutto del lavoro dell'uomo. In 50 anni, se pensiamo al fenomeno dei capannoni, abbiamo sconvolto ciò che è stato fatto in 2500 anni e le norme attuali hanno trasformato il paesaggio. Il mio sogno è che il 21esimo secolo sia il secolo del grande restauro, grazie ad una presa di coscienza del valore del paesaggio da parte di tutti noi".

"Il restauro del paesaggio - ha proseguito Daverio - sarà aiutato dal vostro vino e qui, come vedete, si finisce sempre nel bicchiere. Il vino, fino a poco tempo fa, era un alimento mentre oggi è un "bene culturale". Il vostro prodotto è eccellente mentre la percezione del marchio non va ancora bene. Un californiano, per esempio, verrebbe qui se fosse colpito da un mito e voi dovete raccontare il vostro mito, cosa che hanno saputo fare i francesi con i loro vini".

"Avete fatto il prodotto - ha concluso il critico d'arte Philippe Daverio -, avete iniziato a vestirlo e comunicarlo ed ora avete il diritto di spingere perché il vostro passato straordinario venga redento. Se capiremo che la facciata della villa veneta vale di più, considerando l'aspetto turistico del vostro territorio, allora butteremo giù il capannone e miglioreremo il paesaggio. Ogni italiano dovrebbe adottare un ricco straniero perché non siamo tutti ricchi ma sappiamo vivere e dobbiamo insegnare agli altri a vivere come facciamo noi. Questa sera possiamo decretare che il Veneto dovrà riscoprire l'armonia del suo paesaggio e facciamo tutti un appello all'armonia cercando anche di comunicare quanto poco triste sia un veneto".

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video Qdpnews.it ® Riproduzione riservata).
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