Nuova sanità territoriale: il “modello” valdobbiadenese

Sindaci, amministratori locali, professionisti e cittadini si sono riuniti a Valdobbiadene per discutere uno dei temi più sentiti dalla comunità: la sanità territoriale. Un settore cruciale, soprattutto in una regione con un’alta percentuale di popolazione anziana, dove l’efficienza e la vicinanza dei servizi sanitari diventano una necessità imprescindibile.

Il Dg dell’Ulss 2, Francesco Benazzi

Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Luciano Fregonese, che ha rivolto il saluto istituzionale prima di cedere la parola al consigliere regionale Tommaso Razzolini. “Avere medici e strutture sul territorio è fondamentale” – ha sottolineato Razzolini, evidenziando come la prossimità delle cure possa fare la differenza per i pazienti più fragili.

Nonostante le difficoltà, il Veneto continua a distinguersi per l’elevata aspettativa di vita e per un sistema sanitario che, pur con risorse limitate, riesce a garantire prestazioni di qualità. “Ognuno di noi può diventare un paziente e ha diritto a essere trattato con umanità – ha ricordato Benazzi – dobbiamo dare prestazioni mettendoci il cuore”.

Il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese

Ma le sfide non mancano. Il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, ha tracciato un quadro della situazione attuale ponendo l’attenzione su un dato significativo: la sanità italiana incide sul PIL per il 6,4%, ben al di sotto di Paesi come Francia (7,8%) e Inghilterra (9,4%). Una spesa ridotta che, nel corso degli anni, ha subìto ulteriori tagli: dal 2011 al 2019, tra le varie manovre governative, sono stati sottratti 33 miliardi di euro al settore sanitario.

Un obiettivo che passa attraverso la riorganizzazione dei servizi: dalle Case di Comunità, pensate per alleggerire il carico dei Pronto Soccorso, alla ristrutturazione e costruzione di nuovi ospedali, fino alla lotta contro le liste d’attesa.

Un territorio che invecchia, tra sfide e opportunità per la sanità

Il Veneto, e in particolare la provincia di Treviso, si trova di fronte a una trasformazione demografica senza precedenti: la popolazione sta invecchiando e il tasso di natalità è in calo. Se un decennio fa nascevano circa 7 mila bambini all’anno, oggi i nuovi nati sono circa 3.600. Tuttavia, il territorio mantiene un tasso di natalità superiore alla media regionale, a testimonianza di un’area che, pur affrontando il calo demografico, mostra ancora una certa vitalità.

L’aumento dell’indice di dipendenza strutturale, che misura il rapporto tra persone in età non attiva e quelle in età lavorativa, solleva preoccupazioni per il futuro del sistema pensionistico e sanitario. Oggi, nel nostro territorio, ci sono più persone che non lavorano rispetto a quelle in età attiva, un dato che avrà un impatto crescente sulle risorse disponibili per l’assistenza e il welfare.

Primato per la longevità in Italia, Europa e mondo

C’è però un lato positivo: la sanità del nostro territorio funziona. La provincia di Treviso è la prima in Italia per speranza di vita alla nascita, con una media di 84,1 anni, seguita da Trento e Firenze. A livello europeo siamo ai vertici e, su scala globale, il nostro territorio è secondo solo al Giappone. Questo primato è il frutto di una cultura della presa in carico della persona, della prevenzione e di stili di vita più sani.

Tuttavia, vivere più a lungo significa anche convivere con un numero maggiore di malattie croniche. Le donne, in particolare, registrano una maggiore longevità rispetto agli uomini, ma anche una maggiore incidenza di patologie croniche, richiedendo cure e assistenza per un periodo più lungo.

Il ruolo del privato accreditato e le criticità del Pronto Soccorso

Nel dibattito sulla sanità, spesso si sottolinea il contributo del privato accreditato. Tuttavia, i dati parlano chiaro: nel nostro territorio, per quanto riguarda i ricoveri, il privato accreditato incide solo per il 10-12%, mentre nella specialistica ambulatoriale contribuisce per appena il 3%. Il grosso del sistema sanitario rimane quindi in capo al servizio pubblico.

Un’altra sfida riguarda il sovraccarico del Pronto Soccorso, dove il 70% degli accessi è rappresentato da codici bianchi e verdi, ovvero situazioni non urgenti che potrebbero essere gestite altrove.

Qui entrano in gioco le Case di Comunità, strutture pensate per fare da filtro e ridurre l’afflusso di pazienti nei reparti d’emergenza. Attualmente, infatti, molti pazienti si recano al Pronto Soccorso perché la Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) non dispone di strumenti diagnostici adeguati.

Casa della Comunità e Ospedale di Comunità: un nuovo modello di assistenza territoriale

Il direttore dell’Ulss 2 ha illustrato il concetto di Casa della Comunità quale punto di riferimento per i cittadini, atto a garantire cure integrate grazie a medici di base, infermieri, specialisti e assistenti sociali. L’obiettivo è facilitare l’accesso alle cure permettendo ai Pronto Soccorso di tornare a occuparsi delle vere emergenze.

Accanto a essa, l’Ospedale di Comunità fungerà da ponte tra l’ospedale e l’assistenza domiciliare, accogliendo pazienti con bassa intensità clinica per un recupero vicino alla famiglia. La struttura ospiterà principalmente anziani e malati cronici stabilizzati, con un tempo medio di degenza di 15 giorni. L’équipe sanitaria sarà composta da medici di medicina generale, infermieri e fisioterapisti.

Il progetto a Valdobbiadene

A Valdobbiadene proseguono i lavori di riqualificazione dell’area dell’ex ospedale Guicciardini, un progetto da quasi 14 milioni di euro. Per renderlo possibile il PNRR rappresenta un’opportunità chiave, con investimenti che dovranno essere concretizzati entro i tempi stabiliti per non perdere i fondi europei.

L’iniziativa, regolata da un accordo di programma tra Regione Veneto, Comune di Valdobbiadene e Istituto San Gregorio, prevede una serie di interventi strutturali e funzionali.

Tra le opere in corso, la demolizione dell’ex padiglione degenze Guicciardini, un’operazione dal costo di 1,65 milioni di euro. A seguire, la costruzione della Casa della Comunità (4,12 milioni) e dell’Ospedale di Comunità (9,76 milioni), che includerà anche un Posto di Primo Intervento.

Parallelamente, sono previsti ulteriori interventi per migliorare l’area: la demolizione del padiglione Geronazzo, già completata, lascerà spazio a un nuovo parcheggio. Saranno ristrutturati i padiglioni Fabris e Piva con miglioramenti sismici, destinandoli rispettivamente a Residenza Socio-Sanitaria Psichiatrica e a strutture per la salute mentale. È in programma anche la demolizione e ricostruzione del Centro Servizi, che ospiterà due comunità alloggio per pazienti psichiatrici.

Infine, per garantire la sicurezza idraulica dell’area, verranno realizzate opere di mitigazione del rischio alluvioni per 1,6 milioni di euro. È prevista anche la costruzione di una nuova rotatoria su via Roma per facilitare l’accesso alla futura “Cittadella della Salute”.

Un progetto ambizioso che trasformerà l’ex ospedale in un moderno polo sanitario e assistenziale per la comunità.

La consigliere regionale Sonia Brescacin

Nel corso della serata, la consigliere regionale Sonia Brescacin, presidente della V Commissione Politiche Socio-Sanitarie, ha delineato un quadro chiaro degli investimenti e delle strategie della Regione Veneto in ambito sanitario, sottolineando l’impegno costante verso l’innovazione e la capillarità dell’assistenza.

Bilancio e investimenti: un impegno prioritario

“L’82% del bilancio regionale è destinato ogni anno alla sanità, parliamo di circa 11 miliardi e mezzo di euro” ha evidenziato Brescacin, sottolineando come negli ultimi 15 anni nessun ospedale sia stato chiuso, ma anzi ci sia stato un potenziamento attraverso investimenti mirati. Solo negli ultimi quattro anni, la Regione ha stanziato circa un miliardo di euro per interventi di efficientamento energetico, messa in sicurezza sismica e ammodernamento tecnologico degli ospedali veneti.

Tra i progetti di punta, la nuova Cittadella della Salute di Treviso e il potenziamento del reparto di radioterapia dell’Istituto Oncologico Veneto di Castelfranco. “Ogni anno investiamo anche 70 milioni di euro per il rinnovo delle tecnologie, dalla chirurgia robotica con il robot Da Vinci ai mammografi di ultima generazione,” ha aggiunto la consigliera.

Brescacin ha anche fatto un confronto con altre regioni italiane: “Mentre Emilia-Romagna e Toscana sono costrette ad aumentare i ticket sanitari e l’addizionale IRPEF per far fronte ai deficit, il Veneto mantiene l’equilibrio economico senza ricorrere a nuove tasse”.

La telemedicina sta diventando uno strumento essenziale per migliorare l’accesso alle cure. “Grazie ai teleconsulti, i medici di famiglia potranno confrontarsi in tempo reale con gli specialisti, garantendo diagnosi più rapide e appropriate..

Infermiere di famiglia: un nuovo modello di assistenza

La Regione Veneto ha puntato sulla figura dell’infermiere di famiglia e di comunità. “Sono professionisti che monitorano lo stato di salute della popolazione e intervengono prima che una patologia diventi grave, evitando accessi inutili agli ospedali” ha sottolineato la consigliera.

Università e personale sanitario: formazione e nuove opportunità

Per contrastare la carenza di personale, la Regione ha inoltre attivato percorsi di incentivazione per medici e infermieri, promuovendo l’inserimento di giovani laureati e il rientro di professionisti dall’estero. Sono stati stanziati 40 milioni di euro per aumentare gli stipendi dei medici di pronto soccorso e garantire incentivi al personale sanitario. “Il nostro obiettivo è rendere il Veneto attrattivo per i migliori talenti e garantire una sanità di eccellenza” ha concluso.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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