Inizia nel migliore dei modi la settimana sostenibile organizzata dal comune di Susegana che questa mattina ha visto l’incontro con il professor Roberto Battiston. Ma saranno molte le iniziative organizzate dall’assessore Adriano Toffoli e dall’amministrazione comunale per sensibilizzare la popolazione sull’imminente problema del cambiamento climatico (“che poi fino a qualche anno fa si chiamava riscaldamento globale ma la politica ha deciso di cambiargli il nome per renderlo meno spaventoso” ha commentato Battiston).
“Domani quasi 130 persone si ritroveranno per le strade del comune per raccogliere le immondizie gettate a terra dagli incivili – aggiunge Toffoli – e poi ci saranno una serie di incontri durante tutta la settimana anche con il coinvolgimento delle scuole e dei giovani”.


Questa mattina all’incontro hanno partecipato anche molti rappresentanti delle associazioni di categoria tra cui quelli di Confartigianato Conegliano, Confindustria e Contarina e il rappresentante dello sportello agricoltura di Banca Prealpi San Biagio Luciano Soldan, con la banca che sostiene l’amministrazione comunale in tutta questa settimana.


“Banca Prealpi SanBiagio non poteva mancare perché siamo parte integrante della comunità – aggiunge Soldan – come banca stiamo finanziando dei progetti molto grossi sul tema dei cambiamenti climatici. Noi come Banca di Credito cooperativo siamo parte integrante di questo territorio”.
Roberto Battiston è un fisico italiano specializzato in fisica spaziale e particelle. Professore all’Università di Trento, ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana dal 2014 al 2018, contribuendo allo sviluppo di importanti progetti scientifici a livello nazionale e internazionale. Ha lavorato a lungo nel campo della fisica delle alte energie e ha avuto un ruolo centrale nell’esperimento AMS installato sulla Stazione Spaziale Internazionale. Autore di numerosi articoli scientifici e libri divulgativi, Battiston è noto per la sua capacità di rendere accessibili temi complessi e per il suo impegno nel promuovere la cultura scientifica in Italia.
Professore, lei oggi ha paragonato la nostra esistenza a quella di un funambolo che rischia di cadere. Siamo bravi equilibristi o dobbiamo fare attenzione?
L’artista che riesce a camminare sulla corda lo fa perché si è esercitato molto, è prudente, attento e affronta la corda sapendo cosa sta facendo. Se noi riusciamo a condividere a livello sociale le cose fondamentali che caratterizzano il problema climatico, se teniamo in evidenza i problemi ma anche le potenziali soluzioni, e lavoriamo assieme per raggiungere un obiettivo comune, allora possiamo arrivare a un risultato. Ma questo risultato si raggiunge solo come comunità, come società nel suo complesso. Se invece perdiamo la bussola, ci limitiamo a discutere senza agire, facendo avanti e indietro, come se potessimo ingannare la natura e far finta che le cose non stiano accadendo, allora sì, cadremo dal filo. Il mio auspicio è che, come già avviene in questo territorio, si continui con lo sforzo di capire i problemi e intervenire di conseguenza, dai singoli cittadini fino alle organizzazioni a livello comunale, provinciale, regionale e oltre. Tutti insieme possiamo trovare soluzioni. Ma dobbiamo attivarci presto e sentire l’urgenza della problematica, perché le cose stanno accadendo sotto i nostri occhi.


Una delle soluzioni potrebbe essere quella di realizzare campi fotovoltaici. Lei suggeriva di non installarli nei campi coltivati, ma in aree dismesse come fabbriche abbandonate o parcheggi. È una cosa realizzabile?
Sì, come dicevo, gli spazi abbandonati di tipo industriale nel nostro Paese superano di gran lunga la superficie necessaria per installare un sistema fotovoltaico solare in grado di fornire l’energia di cui abbiamo bisogno. Ma ci sono anche molte altre iniziative: le Ferrovie dello Stato, ad esempio, stanno utilizzando le aree adiacenti ai binari per installare impianti fotovoltaici. In Svizzera stanno addirittura mettendo pannelli fra le rotaie dei treni, e prevedono così di coprire il 20-30% del fabbisogno energetico nazionale. Pensiamo agli aeroporti, o a quante strutture esistono dove lo spazio viene sprecato: quei luoghi potrebbero diventare vere e proprie centrali fotovoltaiche. Serve fantasia, tecnologia e iniziativa. Sapendo quanta energia ci arriva dal Sole, possiamo ottenere risultati sorprendenti.


Lei ha lasciato anche un messaggio di speranza: si può tornare indietro. È davvero possibile ridurre la CO2 che abbiamo immesso nell’atmosfera?
Sì, quella CO2 l’abbiamo inserita noi, come società, soprattutto negli ultimi cento-duecento anni. Oggi lo facciamo a un ritmo ancora più elevato. Ma la CO2, così come si mette, si può anche togliere. Tuttavia, servono processi industriali di grande scala. La buona notizia è che oggi l’energia non costa più nulla, o quasi. Il fotovoltaico, l’eolico, in parte l’idroelettrico, stanno abbassando notevolmente i costi dell’energia. E quando l’energia è a basso costo, possiamo permetterci di usarla anche per operazioni apparentemente inutili ma fondamentali, come quella di rimuovere CO2 dall’atmosfera. Se non lo facciamo, arrivare all’equilibrio netto tra emissioni e rimozioni entro il 2050-2060 non sarà sufficiente. In quella fase la quantità di CO2 sarà comunque molto elevata, e il disordine climatico potrebbe durare secoli. Il danno che rischiamo di pagare dopo il 2050-2060, se non iniziamo già oggi a fare marcia indietro, sarà altissimo. Dobbiamo pensarci ora, vent’anni prima, non fra trent’anni.


(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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