Stasera alle 20.30 nel municipio di Cappella si parla di profughi ... all'epoca della Grande Guerra

cappella MunicipioUn appuntamento per parlare dei profughi che già cento anni fa arrivavano nei nostri paesi. E’ l’intento dell’incontro di oggi, sabato 2 aprile, alle 20.30, alla sala A del municipio, primo evento della manifestazione “L’an de la fan”, sarà relatore lo storico Daniele Ceschin, con la partecipazione del coro Ana di Vittorio Veneto. “L’idea è anche quella di costruire uno sguardo diverso sui profughi che arrivano da altri scenari di guerra” ha spiegato il sindaco di Cappella Maggiore, Mariarosa Barazza.

La conferenza - che si intitola per esteso “L’an de la fan. Storie e voci del Vittoriese (1917-18) - tratterà dunque il tema dell’occupazione austro-ungarica e delle condizioni della popolazione civile che visse l’ultimo anno della Grande Guerra tra fame, violenze, malattie, lavoro. Lo storico Daniele Ceschin illustrerà la vita quotidiana degli abitanti del Vittoriese, quindi di paesi come Cappella Maggiore, Fregona, Sarmede, Colle Umberto, Revine, Tarzo e ovviamente Vittorio Veneto.

Paesi che dopo Caporetto videro l’arrivo di migliaia di profughi provenienti dalla linea del Piave, civili poi costretti a vivere di espedienti e della carità di altri poveri. La morte per fame riguardò centinaia di persone. Gli altri temi affrontati saranno quelli del lavoro delle donne e degli stupri compiuti dalle truppe germaniche e austro-ungariche, argomenti sui quali esiste ormai una vasta documentazione e un’ampia letteratura storica. Ma lo storico presenterà anche dei documenti inediti.

La conferenza sarà accompagnata e intervallata dal Coro Ana di Vittorio Veneto che interpreterà alcuni canti della Grande Guerra che parlano della partenza per il fronte, della vita in trincea, della resistenza sul Piave, della morte in guerra, del ritorno: Senti cara nineta, Ora vi parlo, La leggenda del Piave, Soto la ritonda, Mama Piero Me toca, La tradotta, Bènia Calastoria.

(Fonte: Alberto Della Giustina © Qdpnews.it).
(Foto: www.giannidesti.com).

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